Sabrina Zuccalà: “Appello alla politica”

Gentilissimi aspiranti Onorevoli e Senatori;

Gentilissimi rappresentanti di tutto l’arco parlamentare;

Gentilissimi rappresentanti di tutti partiti italiani,

L’attuale e delicata situazione geopolitica internazionale, il crollo delle capacità economiche delle imprese, delle famiglie e la situazione insostenibile in cui si stanno trovando innumerevoli aziende del nostro Paese, a causa di una pressione fiscale folle ed oscena e di una competizione di prezzo al limite del suicidio, alla guerra alle porte dell’Europa, al pericolo cinese su Taiwan e all’incapacità della politica italiana di generare e concepire rinnovamento e dinamicità, pesa molto sul ruolo di noi imprenditori e sulle prospettive economiche future del nostro Paese. Se la classe politica e i decisori istituzionali non producono risposte, gli imprenditori non hanno mai tempo di pensare al rinnovamento e alla ricerca, perché oberati e ossessionati dalla burocrazia legata al lavoro, dagli adempimenti burocratici, dai corsi di aggiornamento obbligatori e dalle accise, ecco che nessuno ha tempo di pensare alla realtà attuale ed ognuno dedica il proprio tempo libero a cercare una tranquillità, una estraneazione dalla situazione attuale, politica e sociale che comunque genera ulteriori problemi poiché i problemi se non affrontati si ripresentano costantemente.

L’attuale classe politica non ha le capacità di poter pensare al progresso e allo sviluppo economico poiché avvolta attorno alle manovre dei palazzi e lontana da chi quotidianamente produce, crea ricchezza, dirige imprese.  

Per l’industria italiana, una costante degli ultimi 50 anni è la ricerca del proprio spazio nella continua ricomposizione della proprietà e del controllo del capitalismo mondiale. La posizione è sfortunatamente di obiettiva debolezza, a causa dei risaputi limiti del Sistema Italia che la politica ha contribuito a non far mutare. Tuttavia, la politica ha da imparare proprio dall’impresa e dalla sua capacità di rinnovarsi quando le cose non vanno bene. Attraverso una formazione continua, gli imprenditori italiani facilitano l’acquisizione delle skills necessarie ad implementare una vera leadership dell’innovazione, al fine di “sviluppare” i manager societari ad introdurre miglioramenti sistematici e “profittevoli” per l’azienda, quali il dinamismo dei ruoli e delle mansioni, la capacità di fare rete sugli obiettivi e la capacità di saper comunicare all’interno e all’esterno il successo del proprio brand o del proprio processo produttivo. L’impresa è il luogo in cui si fa l’innovazione e l’imprenditore ne è il suo artefice e tale insegnamento è il mio appello alla politica. Nell’attuale scenario politico ed economico estremamente complesso anche i rappresentanti e i candidati alle prossime politiche devono divenire o essere innovatori, fluidi e dinamiche personalità pronte a ripensare il proprio ruolo per il benessere della comunità, la crescita degli affari, la crescita dell’export e dei consumi interni, la capacità di inseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, promuovere innovazione, digitalizzazione, tecnologia e nuove capacità professionali che al sistema industriale italiano non mancano, ma che a causa di una politica giurassica e legata al tornaconto di partito non consente di innescare concretamente quel cambiamento di cui tutti noi abbiamo bisogno. Abbiamo un programma politico già scritto dalla comunità internazionale e dalle più autorevoli realtà economiche transnazionali: i fondi del PNRR per riscrivere questo paese e gli importantissimi obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per combattere la povertà, ridurre il gap di genere, sviluppare i territori disagiati, combattere contro la disoccupazione giovanile e diffondere sostenibilità ambientale, diritti umani, rispetto, democrazia e merito.

Sono in molti a pensare che grazie ai sussidi a pioggia gli italiani continueranno a sostenere l’attuale situazione politica, ma il costo e i costi di tale scelta assistenzialista e statalista non tarderanno a ripresentarsi e chi pagherà di più saranno proprio le imprese e i liberi professionisti, ovvero, coloro che tengono in piedi tutto questo meccanismo e che dovrebbero avere una grande rappresentanza in virtù della pressione fiscale e dei continui disservizi che subiscono. Diciamo basta ai sussidi, quando non necessari, e basta anche alle candidature senza spessore. La nostra società è divenuta una grande impresa comune che rischia il fallimento e per la sua gestione devono essere pronti imprenditori e imprese, gli innovatori della nostra attualità e del domani, non i politici del passato o coloro che non hanno idea di cosa sia un processo produttivo o non conoscono la semplice gestione innovativa e sostenibile dell’impresa.

Come imprenditrice e donna sono pronta ad impegnarmi con chi darà davvero risalto all’innovazione e alla progettualità economica, politica e sociale. Il mio appello a tutti i partiti è quello di pensare concretamente al domani sociale, saper cogliere davvero tale scelta, comprendere l’importanza di avere imprenditori di ruolo nella gestione politica, poiché rischiamo di non avere più tempo per rilanciare l’attuale situazione economica, politica e sociale e questo Paese non merita il disastro sociale che oramai sembra imminente.

Sperando in una concreta e duratura rinascita economica,

I miei più cordiali saluti.

Sabrina Zuccalà

Imprenditrice, innovativa e pluripremiata Eccellenza Italiana.

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